MEU Strasbourg: il punto di vista di un partecipante

Spesso noi della gioventù globalizzata che giova dell’abbattimento delle barriere, dei programmi Erasmus, del lavoro all’estero, della libera circolazione e quant’altro siamo i primi euro-scettici. Ci rendiamo conto che in noi il campanilismo e il senso di appartenenza sono ancora molto forti e che gli stereotipi in tempi difficili e tesi possono trasformarsi in pretesti per insultare o, come in passato, condurre guerre. Siamo in un’epoca che pur avendo creato delle disuguaglianze nette, pur avendo coniato il termine “terzo mondo”, pur (forse) avendo accentuato la differenza tra centro e periferia come sostiene Wallerstein dovrebbe aver abolito i pregiudizi in favore del cosmopolitismo o di quello che i francesi chiamano “mondialismo”. Ci hanno insegnato che dobbiamo diffidare da tutte le istituzioni, dallo sconosciuto che ci offre le caramelle e da tutti i governi che, secondo I.E. Stone, mentono inevitabilmente. Eravamo partiti con l’idea di un’Europa federale postulata da Spinelli nel Manifesto di Ventotene e ci siamo ritrovati con un’unione economica dove a governare sono i più potenti e, come nel caso della Grecia, dove si sfruttano i più piccoli. E sulla base di questo l’euro-scetticismo non è più solo euro-scetticismo ma anche xenofobia, razzismo, omofobia, regressione e, appunto, campanilismo. Ad ogni emergenza che minaccia i nostri confini tornano i Bossi, i Salvini, i Trump, le Le Pen cavalcando l’onda entusiastica dell’odio e riducendo semplicisticamente il problema in un “prima noi, poi loro”, “America first”, “Aiutiamoli a casa loro”.

Questo circolo vizioso si può contrastare se pensiamo che dagli Erasmus nascono gli amori, che la Brexit è opera degli anziani e che ci sono tanti giovani abituatisi all’idea di abbattere i confini perché in fondo sono una creazione umana e in quanto tale fallace.

Prima di accostarmi all’opportunità di Strasburgo c’era in me un certo scetticismo. Sapevo e so ancora che nessuna istituzione è perfetta, non il governo, non gli organismi sovranazionali né tantomeno la chiesa perché, dicevo, creazioni umane e quindi soggette inevitabilmente alla corruzione che sia sotto forma di tangenti, nepotismo, clientelismo o come la volete chiamare. Ma c’era in me un certo istinto che mi spingeva a provare sulla base del fatto che non posso contare solo sul mio pensiero superficiale e frammentario perché finirei per agire attraverso luoghi comuni e stereotipi. Volevo conoscere la mia istituzione, volevo conoscere la gioventù dei futuri parlamentari, sapere cosa pensassero e capire cosa andasse e cosa no pur non essendo assolutamente interessato a una carriera politica o giuridica. Ed ecco cosa ne è venuto fuori.

Al di là della convenienza dell’offerta – soli 150 euro per 8 notti in camera con giovani della tua età, pass per i trasporti, pranzi e cene tipiche e tour guidato della città – entrare nella sede del parlamento per un momento dissipa e offusca tutti i tuoi dubbi lasciando spazio all’esaltazione. Dopo una giornata di preparazione si viene messi immediatamente al lavoro su argomenti spinosi su cui i nostri governi dibattono tutt’oggi. Nel nostro caso si parlava dei lavoratori migranti e della lotta al terrorismo per esempio. Per rendere il tutto più realistico e meno di parte, si assegna ad ognuno un partito politico. Nel mio caso si trattava dell’EPP, conservatore, liberale ed europeista. Questo aumenta al contempo la serietà e il divertimento dell’intera esperienza. Si è catapultati dentro il processo di discussione, decisionale mentre si recita una parte, si ride, si scherza, si insulta nascondendo un segno d’affetto perché in fondo si era consapevoli che fossimo al cospetto di giovani come noi, che probabilmente credono in molto di ciò in cui noi crediamo e dimostrando per questo stima e affetto.

Quindi, punto 1, il contatto umano. Gioventù che va dall’europeismo fervente a quello labile ma che crede nel valore della condivisione. Ci sono state ovviamente delle note negative, come i dibattiti eccessivamente accesi, come chi se l’è presa sul personale per un ordinamento non passato dimenticandosi lo spirito della simulazione e dell’intero evento. Ma in generale questo può anche essere visto come un segno positivo se consideriamo che molti di loro si preparano alla carriera nelle istituzioni dell’UE.

Punto 2, la consapevolezza. Sapere come funziona la propria istituzione è importante, capire quali sono i pregi e difetti lo è ancora di più. Sicuramente il processo decisionale è spesso lento, burrascoso, ci possono essere i classici rimbalzi ma prima dicevamo che nessuna istituzione è perfetta. Ho sentito il calore dei miei coetanei come dei vari responsabili in parlamento che, prima di formarci per la simulazione, hanno tenuto a rimarcare la nostra comune cittadinanza e soprattutto la condizione di pace verso cui l’UE ci ha portato. Poco importa se si recitava una parte, alla fine del tutto gli stendardi sono scomparsi, i vari Farage e Le Pen sono diventati personaggi comici contro cui inveire simpaticamente e noi ci siamo uniti nel nostro abbraccio collettivo. Forse, leggendo questo, potreste pensare che il mio sia campanilismo allargato all’europeismo. È sempre facile cadere negli -ismi, lasciarsi tentare dagli estremismi e dalle valvole di sfogo inflazionate. E invece no, sono tornato con la fiducia in un’istituzione, con la possibilità che ci possano essere margini di miglioramento ma, soprattutto, con la consapevolezza che se ci saranno loro, quei giovani, a governarci, allora possiamo stare tranquilli.

Punto 3, sbloccarsi. La soggezione che si può provare in un contesto del genere è palese. Alcuni ragazzi ci paiono spigliati, mostri di bravura nell’espressione ma lavorare in team aiuta a superare le proprie paure. Fare un intervento ed esprimere un’opinione ci galvanizza e da lì la strada è solo in discesa. E poi, anche dicendo idiozie ciò che conta è avere avuto il coraggio di esprimersi. In ultima istanza, c’è sempre chi tenta di sovrastare gli altri, di imporre la propria opinione ma in questa simulazione non c’è alcun premio per un eventuale “migliore”. Come si dice spesso, particolarmente quando siamo in Erasmus: “Enjoy!”

E così dovremmo fare anche con la nostra comune cultura, giocano sì con gli stereotipi ma come noi facciamo con gli amici di sempre perché molti di loro, in un tempo così esiguo, mi hanno lasciato qualcosa. Questo è l’ultimo punto: guadagnare amici da un’esperienza indimenticabile.

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