Brexit & l’effetto domino

Il 24 Giugno dello scorso anno gli inglesi hanno espresso la loro volontà di lasciare l’Unione Europea, inspirando e rinvigorendo le speranze dei partiti euroscettici. Tuttavia questa decisione ha provocato delle forti reazioni anche all’interno del paese, in quanto i sostenitori del “leave” erano di poco maggiori rispetto ai loro avversari, spaccando di fatto l’opinione pubblica.

La portavoce di questo dissenso sembra essere il primo ministro della Scozia e leader del Partito Nazionale Scozzese Nicola Sturgeon che, convinta degli effetti deleteri che la Brexit potrebbe avere sulla Scozia, ha richiesto al premier inglese, poco dopo l’invio della lettera da parte di quest’ultimo all’UE avviando ufficialmente l’iter previsto dall’articolo 50, di tenere un referendum per ottenere l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito.

Questa reazione non risulta eccessivamente sorprendente in quanto c’era già stato un primo referendum nel 2014 con lo stesso obiettivo ma che era risultato nella vittoria degli unionisti. Tuttavia questo esito sembrerebbe essere stato influenzato dalla volontà degli scozzesi di voler rimanere parte dell’UE, cosa che in caso di fuoriuscita dal Regno Unito sarebbe risultata impossibile. Infatti in Scozia la maggioranza avrebbe votato per rimanere parte dell’Unione Europea, perno sul quale Nicola Sturgeon basa la sua campagna. La proposta è stata temporaneamente rifiutata dal Premier Theresa May che ha giustificato la decisione asserendo che, in questo momento, il Regno Unito deve rimanere coeso e che un eventuale referendum si potrebbe tenere nel 2019, ovvero una volta scaduto il termine per la trattativa con b.

Nicola-Sturgeon
Nicola Sturgeon, Leader del Partito Nazionalista Scozzese

 

Un’altra reazione parallela ha origine nell’Irlanda del nord, dove comincia a farsi strada l’idea di un’Irlanda unita. Tale iniziative viene portata avanti dal Sinn Féin, partito nazionalista dell’Irlanda del nord. Infatti questa provincia sarebbe la più colpita dagli effetti deleteri del Brexit, soprattutto in ambito economico. In particolare, secondo la più grande banca dell’Irlanda del nord, la Ulster Bank, la provincia potrebbe diventare una “no-go zone” per gli investitori esteri, risultando in una conseguente crescita minore, disoccupazione e tagli nelle spese pubbliche. Un’altra causa di incertezze sarebbe la chiusura della frontiera Irlandese che sarebbe vista negativamente dall’opinione pubblica, risultando in una crescita di persone richiedenti un passaporto Irlandese.

La Brexit alla fine sembra essere diventata non solo l’occasione per i sovranisti di ribadire la loro sete di indipendenza dall’UE, ma anche l’occasione per l’UE di trovare potenziali nuovi aderenti identificabili in potenziali nuovi stati fuoriusciti dalle nazioni sovraniste.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...